Legge Levi – Prodi: a geriatric assault!

La notizia del geniale disegno di legge presentato dal gatto e la volpe… ehm scusate volevo dire Levi e Prodi, pubblicata e commentata da molti di noi blogger italiani, ha subito fatto il giro del mondo.

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Per non dimenticare, vediamo cosa ne dicono in America…

L’articolo è uscito il 24 ottobre sul sito TimesOnline, pochi giorni dopo il mio post Legge Levi – Prodi: Walk the Plank. Per chi non si trova molto a suo agio con l’inglese o ha voglia di leggerselo in italiano ho pensato di riportarne una traduzione. Per motivi di tempo non ho potuto completarla prima, comunque alla fine ce l’ho fatta. Ecco cosa si dice oltre oceano:

Un attacco geriatrico ai blogger Italiani
I leader italiani sono a malapena in grado di capire un elaboratore di testi, figuriamoci il web. Ora se la prendono con i blogger del paese.
Bernhard Warner

Per le norme del G8, l’Italia è un paese strano. In parole povere, si tratta di una nazione di legislatori ottuagenari eletti da pensionati settantenni. Tutti gli altri sono irrilevanti.

Romano Prodi, il Primo Ministro, è un arzillo sessantottenne, che ha (buttato fuori) fregato Silvio Berlusconi, 71 anni, nelle elezioni dell’anno scorso. Al Presidente Giorgio Napolitano, 82 anni, mancano ancora 6 anni al termine dell’incarico; il suo predecessore ne aveva 86 quando è andato. Nel caso improbabile che l’Italia dichiari guerra, la decisione verrebbe da un capo di Stato che aveva almeno 20 anni quando i tedeschi si arresero alla fine della Seconda guerra mondiale.

Trovo che questa scricchiolante prospettiva sia una necessaria introduzione a qualsiasi discussione sulla politica italiana con gli stranieri. Se il governo italiano sembra incapace di adattarsi al mondo moderno, la spiegazione è molto semplice. Anche il vostro paese opererebbe così se i vostri nonni fossero in carica.

Recentemente, i legislatori italiani hanno preso di mira ancora una volta la vita moderna, introducendo una legge incredibilmente generica che operativamente richiederebbe a tutti i blogger, e perfino agli utenti dei social network, di registrarsi con lo Stato. Anche un innocuo blog sulla squadra di calcio preferita o un adolescente che si lamenta delle ingiustizie della vita sarebbe soggetto al controllo del governo, e anche alla tassazione – anche se non è un sito commerciale.

Fuori d’Italia, la legge ha fatto sorridere osservatori del campo poco solidali. Boingboing osserva intelligentemente che l’Italia propone un “Ministero del Blogging.” Out-law.com è ancora più diretto, definendo la misura una legge “anti-blogger”.

Capisco la mancanza di allarme nel loro tono. Ci siamo già passati innumerevoli volte. Funzionari di governo in preda al panico, sia che si trovino ad Harare, a Pechino o a Roma (sì, questa è la seconda volta che è stato proposto qui), annunciano una nuova museruola per internet, e abili internauti semplicemente trovano un modo per aggirarla. Perfino l’irrequieto adolescente ha un modo semplice di mascherare il suo indirizzo IP. E inoltre, si potrebbe facilmente dimostrare che un Blogger o un Typepad blog è ospitato su un server al di fuori del bel paese, rendendo questa stupida legge praticamente inapplicabile. E, infine, questa è l’Italia, un luogo dove idraulici e imprenditori sono ugualmente evasori fiscali abituali. Non sudare, amico. Goditi il sole, il vino Rosso e le tagliatelle.

Forse è proprio a causa di tutti questi evidenti punti che il progetto di legge è già in corso di revisione. Se sarà ratificata – e al momento sembra spaventosamente probabile – dovrebbe essere il Ministero delle Comunicazioni a decidere chi deve registrarsi con lo Stato.

Questo non è affatto confortante. L’intento di questo progetto di legge, così come è stato scritto quando è passato al Consiglio dei ministri, sarebbe di mettere un bavaglio ai blogger che, per coloro che sono al potere, sono diventati di recente una forza particolarmente problematica. Essi sono guidati dal crociato (alcuni dicono “populista”), Beppe Grillo, un comico-divenuto-attivista-divenuto-blogger. Grillo è uno dei commentatori più letti della vita italiana, sia dentro che fuori del paese, grazie al suo blog in lingua inglese. Egli si batte per conto di coloro che sono privati del voto (intendi:la gioventù italiana) conducendo una campagna per una maggiore trasparenza del governo e delle imprese.

Grillo ritiene che la legge è rivolta a lui. Se lo sia o meno non importa. L’impatto della legge trasformerebbe tutti i blogger italiani in potenziali fuorilegge. Questo potrebbe essere conveniente per i loro traffici, me ne rendo conto, ma sarebbe l’inferno per le aspirazioni di business di una web start-up italiana, per non parlare di qualsiasi compagnia che voglia vendere il suo software di blog-publishing in italia o aprire un social-network. Oltre ad allontanare le possibilità di lavoro nel settore informatico, il soffocamento della libertà di parola può avere anche un effetto drammatico su tutte le forme di libera espressione, le arti e l’istruzione.

Mi riferisco in particolare ai miei studenti. Insegno in un corso introduttivo di giornalismo alla John Cabot University di Roma. I miei studenti si occupano degli affari della città e dell’università in un quotidiano online in stile blog chiamato The Matthew Online. Se questa legge dovesse passare, non potremmo semplicemente spostare il blog su un server all’estero. Saremmo tra i pochi ad essere costretti ad attenersi a questa folle legge.

Ogni semestre, dovrei avere 20 o più studenti iscritti al Ministero delle Comunicazioni, un incubo burocratico che impiegherebbe senza dubbio più di un semestre per essere completato, e trasformerebbe una generazione di giornalisti idealisti lontani dal campo per sempre, forse in qualcosa di più gratificante come una lobby del fucile d’assalto . Così, invece di insegnare ad aspiranti giornalisti a scrivere notizie facendogli fare attività pratica, potremmo passare tre mesi facendo esercizi di intro-writing su un libro di testo.

E così mi appello al ministro italiano delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, ex giornalista lui stesso, e Ricardo Franco Levi, il deputato che ha concepito questo folle disegno di legge. E’ davvero zittire i giovani di questo paese la soluzione migliore per affrontare qualche ruota cigolante?

Un grazie alla mia gentilissima collega Marilena S. per le correzioni alla traduzione 😉

Articolo originale: TimesOnline

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~ di Morg4n su 7 novembre, 2007.

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