Stallman all’università di Pavia

Il 24 Settembre 2007 Richard Stallman, padre del Free Software, del progetto GNU e della licenza GPL ha tenuto una lezione sul software libero all’università di Pavia.

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Stallman in versione Saint IGNUcius 🙂

In quell’occasione gli è stata anche conferita la laurea ad honorem in Ingegneria Informatica. Di seguito riporto il testo della lezione tradotto in italiano da Linuxdidattica.org

Lectio doctoralis di Richard Stallman

Software e innovazione: binomio inscidibile e libero

L’innovazone può creare ricchezza e, talvolta, questa ricchezza può portare una prosperità economica diffusa, specialmente in assenza di un’economia neo-liberista che impedisca tale risultato.

Ma l’innovazione ha effetti molto più importanti della ricchezza o addirittura della prosperità economica: la democrazia è stata un’innovazione, il fascismo è stata una innovazione. Oggi, in Italia, vediamo innovazione nell’incriminare ipescatori che hanno salvato alcuni naufraghi da morte certa: l’innovazione può influenzare direttamente la nostra libertà, che è più importante di qualunque altra cosa. L’innovazione può influenzare la solidarietà sociale, in bene o in male.
Perciò, quando consideriamo il progresso tecnico nell’informatica o nel software, la domanda più importante da porre è «Come tutto ciò influenza la nostra libertà? Come influenza la nostra solidarietà sociale?». Da un punto di vista tecnico si tratta di progresso, ma è davvero progresso in termini sociali ed etici, o non si tratta invece di regresso?

Nel corso della mia carriera di programmatore, mentre gli elaboratori che prima erano usati solo da specialisti ed appassionati diventavano uno strumento di uso comune, vi è stato un notevole sviluppo tecnico, ma accompagnato da una terribile regressione sociale ed etica. In effetti, quasi tutti coloro che usano un computer hanno iniziato ad usarlo all’interno di un sistema sociale che può solo essere descritto come una dittatura.

Lo sviluppatore del programma controlla ciò che il programma fa. Se lo usate, lo sviluppatore controlla ciò che potete fare e ciò che non potete fare, e controlla ciò che il programma fa per voi. Perciò, il software che credete sia vostro non è nelle vostre mani per servirvi ma per controllarvi. Aziende come Microsoft e Apple hanno progettato il software con la specifica intenzione di imporvi restrizioni.

Windows Vista è principalmente un miglioramento nel come imporre restrizioni all’utente; ecco perché abbiamo aperto la campagna badvista.org. Alla fine di questa cerimonia vi offrirò all’esterno dell’edificio degli adesivi creati per tale campagna, se volete aiutare a spiegare alla gente perché non dovrebbe fare il «downgrade» (passo indietro) verso Vista.

Apple ha progettato il proprio software specificamente per imporre restrizioni agli utenti, è una tecnica nota come DRM o «Digital Restriction Management» (Gestione Digitale delle Restrizioni). Partecipiamo alle proteste contro Apple come partecipiamo alle proteste contro Microsoft: potete consultare defectivebydesign.org per avere informazioni su come partecipare.

Google ha progettato il proprio software specificamente per imporre restrizioni agli utenti. È la natura del programma «Google Earth»: è fatto così proprio per imporre restrizioni a chi lo usa. Ovviamente, non si tratta di Software Libero, perché il Software Libero si sviluppa sotto il controllo democratico dei suoi utenti. Tramite le quattro libertà: la libertà di usare il programma come si desidera, la libertà di studiare il codice sorgente e modificarlo perché il programma faccia ciò che si desidera, la libertà di distribuire copie letterali del programma che si è ricevuto (è la libertà di aiutare il proprio prossimo), la libertà di distribuire copie della propria versione modificata (è la libertà di contribuire alla propria comunità). Con queste quattro libertà sono gli utenti, individualmente e collettivamente, che decidono.

E’ per questo che il Software Libero non può essere progettato per imporre restrizioni: un progetto può svilupparsi in senso restrittivo solo in presenza di un dittatore, quando qualcuno ha il potere di controllare cosa il programma faccia o non faccia. Quando il controllo è nelle mani degli utenti, quando gli utenti possono avere il controllo sul proprio uso del computer, nessuno ha un potere tale da permettergli di imporre funzionalità malevole per limitare gli utenti, per spiarli, per aggredirli. Se usate MacOS o Vista, siete completamente succubi dello sviluppatore di quel sistema operativo. Tali sviluppatori hanno il potere di cambiare a loro discrezione il software che gira sul vostro elaboratore ogni qual volta la macchina è collegata alla rete. L’utente non ha più nemmeno la possibilità di dire sì o no. Il sistema stesso è un’unica, enorme, falla.

Al contrario, con il Software Libero, voi decidete cosa fa il vostro computer, quindi esso sarà al vostro servizio invece di soggiogarvi. Il problema del Software Libero è perciò non un problema tecnico, ma un problema etico, sociale e politico. E’ un problema di diritti umani per gli utenti del software.

Gli sviluppatori di software proprietario dicono «nessun diritto, siamo noi che abbiamo il controllo, noi che dobbiamo avere il controllo; noi pretendiamo il controllo totale di quello che il vostro computer fa; implementeremo alcune funzionalità e ve le lasceremo usare, ma allo stesso tempo possiamo spiarvi mentre le usate, e possiamo rimuoverle quando vogliamo». Al contrario, gli sviluppatori di Software Libero rispettano la vostra libertà, perché questo è il dovere etico di ogni sviluppatore di software: rispettare la libertà degli utenti dei propri programmi. La creazione di software proprietario e soggiogante può talvolta essere remunerativa ma non è mai etica, quindi non dovrebbe mai avvenire.

Ma sta a voi far diventare quest’idea realtà. Io, da solo, posso enunciare questi propositi, ma da solo non posso realizzarli. Dobbiamo lavorare tutti insieme per realizzare libertà e democrazia per gli utenti informatici. Questa libertà e questa democrazia sono oggi fondamentali per godere di libertà e democrazia in altri aspetti della vita. Proprio ora, alcuni dei più grandi fornitori di servizi Internet degli Stati Uniti stanno facendo censura politica della posta elettronica. La posta proveniente da un’importante organizzazione chiamata «truth out» (fuori la verità), di cui forse avete visto il sito truthout.org, viene bloccata da Yahoo, Hotmail e WebTV, per cui i loro abbonati non possono riceverla. E ciò sta andando avanti da più di una settimana, nonostante le proteste da parte di molti utenti di tali aziende. Sembra che le aziende pensino di essere ormai a un punto in cui possono tranquillamente ignorare ciò che si dice di loro.

Tutte le forme di libertà a cui teniamo vengono trasformate quando le attività ad esse correlate vengono svolte tramite un calcolatore. Dobbiamo perciò ri-fondare queste libertà in modo da poterne godere mentre usiamo la tecnologia digitale. Una parte fondamentale di questa ri-fondazione è pretendere che il software che usiamo sia sotto il nostro controllo.

Non tutti desiderano essere programmatori, non tutti possono imparare personalmente come studiare e come modificare il codice sorgente. Però, in un mondo dove il software sia libero chiunque può, se lo ritiene necessario, pagare qualcun altro per effettuare le modifiche; può convincere un parente programmatore a modificare il software per conto suo, se lo ritiene veramente importante. Potrebbe anche fare una colletta con altri utenti per assumere un programmatore. E il semplice fatto che ci siano milioni di programmatori in grado di studiare e modificare i programmi significa che ove vi siano comportamenti malevoli quasi sicuramente qualcun altro, con le capacità necessarie, troverebbe e correggerebbe il malfunzionamento, e voi trovereste la versione corretta senza fare sforzi eccessivi. Perciò avremmo tutti beneficio, sia i programmatori che i non programmatori, dalle libertà che ci vengono garantite dal software. La libertà di cooperare e la libertà di controllare personalmente la nostra vita. Queste libertà vanno di pari passo perché entrambe rappresentano l’opposto della sottomissione al potere di uno sviluppatore dittatoriale, che può prendere unilateralmente decisioni che nessun altro ha la possibilità di modificare.

Il Software Libero ha una relazione speciale con le Università, anzi con le scuole di ogni ordine e grado; questo perché il Software Libero favorisce l’istruzione, mentre il software proprietario la vieta. Non c’è compatibilità tra l’istruzione e il software proprietario: non da un punto di vista etico.

Il codice sorgente e i metodi realizzativi del Software Libero sono parte del sapere umano; la missione di ogni scuola è la diffusione del sapere. Il software proprietario non è parte del sapere umano, è un sapere segreto e confinato, che le scuole non sono autorizzate a diffondere. Le scuole che si accorgono di ciò escludono dai propri edifici il software proprietario; e così dovrebbe fare ogni scuola. Non solo per risparmiare denaro (un ovvio vantaggio che stuzzicherà immediatamente molti dirigenti scolastici), ma anche per ragioni etiche. Per esempio, perché molti sviluppatori di software proprietario offrono sconti e copie gratuite del proprio software non libero a scuole e studenti?

Mi è stato detto che Microsoft ha offerto uno sconto ai dipendenti di questa università che volessero accettare le nuove luccicanti catene di Windows Vista. Perché Microsoft fa tale offerta? Forse perché vuole contribuire all’istruzione? Ovviamente no. Piuttosto, Microsoft e altre aziende simili vogliono trasformare l’università in uno strumento per imporre alla società intera la dipendenza nel software soggiogante. Si sono accorti che se introducono il loro software nelle scuole, gli studenti imparano ad usarlo e finiscono per dipenderne. Sviluppano una dipendenza. E dopo la laurea possiamo stare sicuri che Microsoft e queste altre aziende non offriranno loro altre copie scontate. In particolare, non le offriranno alle aziende per cui questi non-più-studenti lavoreranno. Così gli sviluppatori di software fanno pressione sulle istituzioni scolastiche, per poi fare pressione sulla società e spingerla in fondo a un baratro. Questa è una cosa che la scuola non dovrebbe accettare, è l’opposto dello scopo della scuola: costruire una società forte, capace, indipendente e libera. La scuola dovrebbe insegnare ai propri studenti ad essere cittadini di una società forte, capace, indipendente e libera. Questo vuol dire insegnare l’uso del Software Libero, non del software proprietario. Perciò, nessun corso di questa università dovrebbe insegnare software proprietario.

Ma per chi è portato a diventare un bravo programmatore, c’è un altro motivo per cui le scuole devono insegnare ed usare Software Libero: dall’età di circa 13 anni, alcuni ragazzi sono affascinati dal software e vogliono sapere tutto su come funziona il loro computer e il loro sistema operativo. Chiederanno quindi ai loro insegnanti come funziona, e se si tratta di software proprietario l’insegnante dovrà dire «mi spiace, è un segreto e non puoi saperlo»; non c’è spazio per l’istruzione. Ma se si tratta di Software Libero, l’insegnante potrà spiegare i concetti di base e poi dire «questo e il codice sorgente, leggilo e capirai tutto». Così questi brillanti programmatori in erba potranno leggere l’intero codice sorgente, poiché ne sono affascinati, e potranno imparare una cosa molto importante: come programmare bene. Non occorre insegnare loro come programmare, perché per loro è ovvio come fare, ma programmare bene è un’altra questione: si può imparare solo leggendo molto codice e scrivendo molto codice. Solo il Software Libero offre tale opportunità.

Ma c’è una ragione particolare per insegnare il Software Libero nelle scuole, ed è l’educazione civica. Come noto, la scuola non deve insegnare solo i fatti e le competenze ma prima di tutto la buona educazione, l’abitudine di aiutare il proprio prossimo. Perciò ogni corso, ad ogni livello di scuola, dovrebbe avere questa regola: «se gli studenti portano in classe del software, non devono tenerlo per sé ma devono condividerne copie con il resto della classe».

D’altronde, la scuola deve svolgere il proprio ruolo; essa ha il ruolo di essere un buon esempio. Quindi ogni scuola dovrebbe portare in classe solo Software Libero e porsi con il proprio software a modello della pratica di disseminare il sapere, costruendo una società forte, capace, indipendente e libera, incoraggiando la buona educazione e l’aiuto alle altre persone. Ogni scuola deve migrare al Software Libero, e io chiedo a voi, a quelli di voi che sono docenti, impiegati o studenti di questa università, di lavorare insieme per attuare la migrazione al Software Libero di questa università, la migrazione completa, nell’arco di qualche anno. Si può fare nell’arco di qualche anno, a patto di fare un passo significativo ogni anno. Altre università lo stanno facendo o lo hanno fatto; anche voi lo potete fare. Occorre solo rifiutare l’inerzia sociale come ragione per scivolare sempre più in fondo al baratro.

Per chi vuole, alla fine della cerimonia all’esterno della sala avrò varie cose della Free Software Foundation che potreste trovare interessanti. Potete appoggiare la Free Software Foundation andando su fsf.org e diventando membri. Per avere informazioni sul movimento del Software Libero e sul sistema operativo GNU, come pure per trovare le distribuizioni completamente libere del sistema operativio GNU/Linux, visitate gnu.org.

Grazie.

Fonte: www.linuxvalley.it

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~ di Morg4n su 11 ottobre, 2007.

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